PSICOFISIOLOGIA

TRE CERVELLI AL SERVIZIO DELLE NECESSITA’ NUTRIZIONALI DELL’UOMO

Il cammino della nostra civiltà e la fretta con cui si “vive” il Tempo, fa essere intensamente effimeri riguardo a quello che spinge a mettere “qualcosa” sui fornelli e poi a cibarsene considerando oggi tutto ciò solo dal punto di vista estetico e/o funzionale. Nel non lontano passato si teneva in grande considerazione il significato simbolico degli animali o delle piante, con cui le popolazioni si integravano, generando ritualità che col tempo hanno creato immagini e archetipi che oggi “vivono” con l’Uomo senza che esso abbia più la memoria del perché oggi così agisce. Inoltre oggi è scientificamente riconosciuto che il mangiare definisca socialmente l’appartenenza etnica o familiare di un individuo arrivando così a distinguere l’appartenente al gruppo dall’estraneo, ma è anche scientificamente provato che il sistema fisiologico è capace di riconoscere il self dal non self! Queste considerazioni ci portano a valutare che è stato dimenticato o disconosciuto che, oltre al sistema sociale ed al sistema fisiologico, esiste anche il sistema emozionale di un individuo che comunque risponde anch’esso alla legge del “Self” e del “Non Self” mettendo in essere una risposta funzionale reattiva che indichiamo superficialmente come “intolleranza alimentare”.

Nutrirsi è quindi cura di sé e dovrebbe mostrare un diverso livello di conoscenza della Vita stessa dell’Uomo che va oltre il semplice zittire la necessità di carburante, il semplice gustarsi un sapore o l’osservare la piacevole composizione di un piatto, il semplice introdurre i giusti elementi o le giuste calorie; ma per farlo è doveroso valutare l’approccio al cibo da un’infinità di punti di vista alcuni dei quali indicati da importanti antropologi di cui citiamo i principali:

  • M. Douglas rese possibile accedere alla mappa archetipale utilizzata dalle massaie inglesi nel combinare insieme gli alimenti che avrebbero costituito il pasto,
  • C. Lévi-Strauss evidenziò come inconsciamente venisse rappresentato in ogni cultura il triangolo costituito dal cotto, dal crudo e dal decomposto,
  • J. Goddy con i suoi studi sottolineò i sistemi di trasmissione del sapere culinario tra le generazioni, le etnie e le classi sociali,
  • M. Harris mise in evidenza come le interdizioni alimentari, i gusti e i disgusti e di conseguenza le preferenze alimentari siano il risultato di adattamenti sociali.

Ecco quindi che non solo il sistema fisiologico, non solo la cultura, non solo l’educazione, ma anche le antiche consuetudini, oggi dimenticate, similmente ai condizionamenti della psiche, incidono sulle scelte che vengono operate dai singoli nel loro ricercare un nutrimento. Un nutrirsi che non coincide col cibarsi o con l’alimentarsi, ma che è oggi espressione del desiderio di equilibrare i conflitti del cuore e della mente. I più potrebbero argomentare che le loro scelte sono invece estremamente ponderate e razionali oltre che consapevoli, ad essi rispondiamo: “leggete con mente aperta i collegamenti a ciò che desiderate o rifiutate e riflettete sul significato celato nel cibo cui credete essere intolleranti o del cibo che ricercate o che vi disgusta, poi se volete, cestinate pure questo testo! Non è per voi!”. Questa nostra affermazione non deve essere letta come presunzione, ma come attenzione verso la libera scelta di ogni individuo, consapevoli come siamo che non esista una verità, ma tanti punti di vista e per dirla facendo ricorso ai detti popolari della mia terra dico: “centu concas, centu berrittas” “cento teste, cento cappelli” ovvero cento teste e altrettanti modi di vedere e pensare la realtà!

Stravolgendo il detto che “l’uomo è ciò che mangia” si potrebbe proporre una diversa visione collegata a quanto finora sostenuto utilizzando una nuova analogia: “l’uomo mangiando indica il conflitto che ha con sé stesso”, intendendo che l’uomo utilizzando il rapporto col cibo, inconsciamente, intende mettere in mostra la propria vera essenza e quei conflitti che ne lacerano l’Io. Quindi se si riuscisse a tralasciare i normali significati del cibarsi legati alla quotidianità e si andasse a ricercare i collegamenti simbolici con il sistema di archiviazione delle esperienze personali, si potrebbe ottenere una mappa delle credenze inconsce dell’individuo e quindi comprendere i motivi dei conflitti che nel presente condizionano i suoi comportamenti.

C.G.Jung utilizza il termine archetipo per indicare quelle forme innate e predeterminate dell’inconscio che derivano da strutture organizzatesi nel tempo e generate da condizionamenti sociali, mistici e religiosi appartenenti all’uomo forse prima ancora della nascita della scrittura. È quindi palese che se per generazioni una determinata popolazione ha utilizzato o rifiutato un determinato alimento come parte integrante della sua storia e cultura, esso diviene l’archetipo del modo di essere di quella popolazione, generando un rapporto inconsapevole con la reattività Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia del Prof. Ader.

I riferimenti ai miti ed agli archetipi, i termini presi dalla Medicina Tradizionale Cinese (Yin e Yang) o dalla Medicina Ippocratica (Fuoco, Terra, Aria, Acqua), sono qui usati per aiutare il lettore a comprendere che il Tempo (Kronos) ha imposto all’uomo schemi di riferimento che nelle ere umane sono divenuti modi di “vedere la realtà”. Una realtà che in epoche passate risultava estremamente lenta nella sua evoluzione, ma che pian piano accelerava il suo progredire sino ad essere al presente difficilmente comprensibile. In questa ottica dobbiamo separare due sistemi che operano nell’essere umano: il primo quello fisiologico (cervello animale) e il secondo quello mentale (Cervello Umano).

Quando questi due sistemi operano a velocità evolutive diverse, o uno dei due prende il sopravvento sull’altro, nascono quei conflitti che poi vedranno la loro manifestazione prima in disagi, poi in sindromi per poi divenire sintomi di danno organico. Solitamente il cervello animale è più lento di quello umano e tende alla staticità, ma dobbiamo anche dire che il sistema “cervello” è stato oggi diviso in tre importati e differenziati sistemi che mostrano differenze strutturali e chimiche oltre a capacità evolutive diversificate. Due appartengono all’Animale Uomo mentre uno è proprio dell’Essere Umano.

  • Cervello Rettiliano (R-Complex): si occupa dei bisogni e degli istinti innati nell’uomo: sessuale, territoriale, gerarchico, temporale, sequenziale, spaziale (Paul MacLean); del ritmo sonno veglia (Aleksandr Romanovič Lurija); degli istinti, pulsioni, e desideri dell’“ES” (Sigmund Freud); e viene considerato da vari studiosi attuali la sede di passioni come paura, rabbia, tristezza, pessimismo, vergogna e di necessità come l’autoconservazione e la sopravvivenza
  • Cervello Paleomammaliano (Sistema Limbico): sede dell’emotività dell’individuo (Paul MacLean); sede della capacità di immagazzinare informazioni (Aleksandr Romanovič Lurija); sede dell’“IO” e dominio della ragione (Sigmund Freud); sede del comportamento emotivo razionalizzato (dati sperimentali attuali di autori vari)
  • Neo Cervello, Cervello Neomammaliano (Neo-Cortex): secondo Paul MacLean caratterizza l’essere umano perché olistico, riduttivo, generalizzatore, causale, binario; Aleksandr Romanovič Lurija lo ritiene centro di programmazione delle attività motorie e intellettuali; Sigmund Freud lo identifica come “SUPER IO” centro di morale, giustizia e capacità critica; mentre dati sperimentali di vari autori attuali lo indicano come sede del senso morale e sociale, dell’altruismo e della generosità.

Possiamo quindi dire che la radice dei conflitti umani risiede nella capacità del singolo individuo di trovare il giusto equilibrio tra l’Uomo (Neo Cervello) e i suoi due cervelli “animali” (Rettiliano e Limbico).

Ma quello che conta è che l’origine del processo evolutivo e della condizione umana vedono oggi come ieri eminenti studiosi impegnati nella ricerca. Ricerca di una realtà, quella della psicodinamica umana, che si dimostra sempre inaspettata, inverosimile, singolare; dove tutto e il contrario di tutto sono presenti in assoluto, rendendo l’esplorazione di questo poliedro affascinante e straordinaria da qualsiasi lato la si affronti: quello che leggete è il nostro lato!
buona lettura e tanta confusione.

Leave a Reply

Your email address will not be published.