PSICODINAMICA SUL RELAZIONARSI

Rapportarsi con gli altri significa entrare in un complesso mondo di parole, gesti e messaggi non verbali che consentono a ciascun interlocutore di entrare in possesso di innumerevoli informazioni.
La capacità di comunicare correttamente queste informazioni, di comprenderle e di gestirle costituisce lo strumento per relazionarsi correttamente con gli altri.

Tale obiettivo, d’altra parte, può essere raggiunto solo a condizione di avere una buona conoscenza del sé che consente di attenuare le possibili interferenze nella comunicazione.
La percezione di sé è un percorso che costruiamo giorno per giorno soprattutto con aiuti dall’esterno, ma anche dall’interno. Non esistono vie brevi per il percorso di crescita personale e di conoscenza di sé.

Ognuno di noi nella propria vita instaura molteplici relazioni con gli altri.
Le relazioni iniziano con persone molto vicine come i genitori, si prosegue poi con gli amici, fino a giungere alle relazioni legate al mondo del lavoro e alle conoscenze superficiali. Aristotele dice che l’uomo è un animale sociale, il che significa che gli individui tendono per natura alla socialità. Questa tendenza è interpretata dal carattere personale, che può inibire o rafforzare la socialità. (introversi/estroversi, orientati al sé/orientati alla comunità).
Il processo di comparazione sociale è quel processo che spiega come noi impariamo a conoscere noi stessi confrontando i nostri comportamenti e le azioni degli altri.
Tale processo usa gli altri come quadro di riferimento.
Conseguenza del processo di comparazione sociale è che il concetto di sé varia a seconda del gruppo di riferimento e del gruppo di persone con cui si opera il confronto.
Un esempio è il detto popolare sul Tu come ti valuti? “poco se mi considero, tanto se mi confronto”
Ogni volta che due o più persone si trovano insieme, esiste comunicazione in quanto in una situazione di interazione non è possibile non avere un consequenziale comportamento.
Il comportamento a sua volta ha sempre il valore di messaggio e quindi comunica qualcosa al nostro interlocutore.

Nel processo comunicativo entrano in gioco variabili esterne e interne di cui noi non siamo a conoscenza, ma che possono pregiudicare o rendere più efficace l’esito dello stesso. I fattori che interferiscono nella comunicazione sono molteplici. Le variabili esterne tipo la presenza di rumore, il contesto in cui si opera, la presenza o meno di minacce esterne ecc., e le variabili interne quali il sistema d’interpretazione, la cultura, lo stato d’animo e la capacità di percepire.

Vediamo ora come si articola il processo comunicativo:

  • l’individuo A elabora un messaggio e lo trasmette all’interlocutore B;
  • l’interlocutore B riceve il messaggio, lo valuta, elabora uno suo e lo invia 
all’individuo A;
  • se tra A e B non si intromettono i fattori esterni o quelli interni il processo di 
comunicazione fluisce regolarmente e si ottengono i risultati voluti.
Se invece durante il percorso interviene un fattore alterante, la comunicazione si distorce e si creano incomprensioni ed equivoci.
    Dunque, per realizzare una comunicazione efficace bisogna intervenire sulle cause della distorsione. In che modo? Per quanto riguarda i fattori esterni dobbiamo aver cura, soprattutto quando si comunica qualcosa d’importante e quando si fa un programma di lavoro, quando si trasmette un messaggio destinato a mettere in crisi un interlocutore, di scegliere un luogo adatto, cioè privo di eccessivi rumori e di 
distrazioni, ma soprattutto un posto dove il nostro interlocutore possa sentirsi tranquillo e non minacciato.
    Fra i fattori interni il sistema d’interpretazione è uno dei più influenti.
Ogni individuo percepisce la realtà che lo circonda in funzione della sua struttura mentale, la interpreta secondo un suo schema interno e di conseguenza crea un comportamento.

Il nostro modo di vedere la realtà quindi non è “obiettivo”. Una stessa realtà viene percepita dalle persone in modo diverso e questa diversità può creare talvolta disagio e conflitti nelle relazioni interpersonali. Nel processo comunicativo interpersonale ciascuno dei partner percepisce se stesso e l’altro in modo soggettivo, cioè influenzato dagli atteggiamenti, i valori e le opinioni personali.

Se vogliamo quindi ottenere un vantaggio da una comunicazione dobbiamo capire come agisce il nostro interlocutore. Cosa pensa, come percepisce la realtà, come reagisce agli stimoli esterni; dobbiamo, sostanzialmente, metterci nei suoi panni e comportarci come lui. Tale capacità è ciò che viene chiamata empatia. Non meno importanti sono la sua cultura e il suo stato d’animo. Se ciò che diciamo turba il nostro interlocutore perché urta contro le sue credenze e convinzioni, abbiamo poche speranze di uscirne vincitori, a meno che non possediamo una grande capacità di persuasione e riusciamo a fargli cambiare idea.

Si parla di distorsione del messaggio quando, oltre a quello che intendiamo comunicare, si aggiunge ciò che non era nostra intenzione comunicare, per cui il messaggio percepito è diverso da quello inviato.
Ciò dipende, per lo più, dalla componente emotiva implicita in ogni comunicazione e dal fatto che ogni scambio è fortemente influenzato dalle diverse personalità che si mettono in relazione.

Ogni persona, infatti, possiede un proprio sistema di riferimento con cui si rapporta al mondo; tale sistema è determinato da fattori quali: il sistema percettivo, il concetto di sé, la storia personale, i bisogni affettivi, le capacità cognitive, la cultura e i valori di riferimento, le motivazioni e le aspettative, i ruoli sociali e professionali, ecc.

Ma soffermiamoci ad analizzare uno solo di questi fattori, il ruolo sociale; pensiamo a due situazioni tipo: il rapporto padre-figlio e quello con le persone in uniforme.
Nel rapporto padre-figlio la comunicazione conflittuale è nella norma ed è dovuta al gioco dei ruoli e non al rapporto interpersonale.

Così come una comunicazione fattaci da una persona in uniforme, che testimonia la credibilità del ruolo, risulta affidabile.
Se una persona non riesce a decentrarsi dal proprio sistema di riferimento non è in grado di comprendere quello di un altro e ne risulta una comunicazione viziata.

È infatti proprio la nostra identità che è costantemente in gioco nei processi di comunicazione e spesso è il desiderio di sentire confermata la propria identità o il timore che questa possa essere minacciata che influenza pesantemente la nostra capacità di ascolto e di comprensione.

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