Quando dieta non significa privazione.

La principale causa di fallimento dei percorsi dietologici, si riconduce a un aspetto tanto semplice quanto per molti invisibile, ovvero l’umana difficoltà di seguire un regime alimentare privativo per lungo tempo; questa problematica, nasce da una malintesa interpretazione del concetto di dieta.
Oggi la maggior parte delle persone intende come dieta, un lasso di tempo nel quale dovrà mangiare poco e senza sapore, scordandosi il reale significato per cui tale termine in passato era stato coniato: dal latino diaeta, a sua volta dal greco δίαιτα, dìaita, ovvero “modo di vivere”.
Quindi dieta rappresenta uno stile di vita e non una privazione; viene da sé però che se alla parola dieta si associa la parola ipocalorica, ad intendere un particolare regime alimentare che deve indurre una perdita del peso corporeo, si può facilmente intuire come sia facile incappare nell’errore di credere che mangiando poco e soprattutto poco saporito si possa ottenere un risultato vincente in termini di perita di peso.
La percentuale di persone che ricadono purtroppo in quella che gli inglesi definiscono Weight Cycle Sindrome, nota in Italia con il nome di sindrome dello Yo-Yo, è altissima, e sfortunatamente crea come tutte le dipendenze, danni importanti al corpo e alla mente delle persone colpite.
Incappare in questo circolo vizioso fatto di diminuzione ed aumento del peso, determina non solo problemi metabolici, tali che il corpo nel tempo risponderà sempre meno a richieste tanto restrittive arrestando il dimagrimento, ma anche problemi legati al compartimento emozionale, primo fra tutti l’aumento di una scarsa autostima verso sé stessi e la propria progettualità (non valgo niente, perché i progetti che metto in essere falliscono e non sono vincenti).

Dietro però questa caterva di disastri inanellati, c’è l’errata convinzione che per dimagrire l’unico rimedio sia mangiare poco e soprattutto privarsi di tanto, costruendo così le basi di quella frustrazione mentale tipica delle forti privazioni, che si riserva come unico appagamento la trasgressione alimentare, premio atteso per il sacrificio protratto.
Si percepisce chiaramente, come vivere in questo modo un percorso dietologico, sia assolutamente malsano e possa portare più danni che benefici, perché in fondo non rappresenta un percorso di cambiamento verso il benessere, ma una toppa con la quale si spera di essere riusciti in qualche modo a ricucire un problema.

Lavorando al progetto Nutrimentum, e costruendo un metodo basato proprio sulla ricerca di un equilibrio che porti al benessere del corpo e della mente, non ho mai perso di vista il concetto di dieta intesa come gli antichi intendevano, ovvero un modo sano di vivere l’alimentazione rispettando le esigenze del proprio corpo.

Mi sono accorta che le persone che da anni combattono con la bilancia, reduci di decine di diete restrittive, arrivino al punto di avere addirittura paura del cibo, tanto da temere che dosi elevate di verdura, legumi o cereali integrali possano farle ingrassare.
Cerco sempre di rassicurare le persone quanto questa convinzione sia lo sbagliato retaggio di una vecchia dietologia tipica degli anni 80’, dove l’unico concetto che scientificamente veniva valutato nella stesura dei regimi dietologici erano le calorie e quindi la relativa grammatura degli alimenti.
Certo questi due fattori sono indubbiamente importanti nel trattare la perdita del peso, ma ad oggi marginali rispetto ad esempio alla considerazione della risposta endocrina del corpo, quindi la secrezione ormonale in particolare insulinemica, rispetto all’introduzione degli alimenti.
Si è passati dal concetto di calorie e grammi per stilare una dieta che faccia perdere peso, al concetto di indice glicemico degli alimenti e giusti abbinamenti, per ottimizzare al massimo la risposta ormonale-insulinemica del corpo ad ogni pasto.
Sulla base di questi concetti ho concepito un libro molto pratico, di facile divulgazione “La salute vien mangiando”, dove il cibo riprende spazio nel piatto con i suoi colori e la grande variabilità che riserva, dove si abbandona la bilancia pesa alimenti e si inizia a prestare attenzione agli abbinamenti, dove una conoscenza e coscienza alimentare inizia a prendere forma e dove si inizia a intraprendere un serio percorso dietologico, che porti a un cambiamento del proprio stile di vita alimentare e non all’ennesima chimera.

Sempre in tema di sana alimentazione e dieta, puoi guardare un video sul mio canale you tube FOOD & FORM, dove tratto i dieci errori più comuni che normalmente si fanno nelle dieta fai da te: https://www.youtube.com/watch?v=mNPzpu6Ndi8&t=14s

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