ALCHIMIA

L’Alchimia dell’Equinozio d’Autunno nel “San Michele Arcangelo” e nel “San Giorgio” di Raffaello Sanzio

SVELARE IL RI-VELATO

L’elemento alchemico che definisce il “momento temporale” dell’Equinozio d’Autunno è il Ferro, e l’Equilibrio tra Luce e Buio dispone che il ferro materiale, con cui l’uomo ha modellato e configurato la sua civiltà e il suo essere, deve “bilanciarsi col ferro spirituale della volontà cosciente” (Acheron).
In questo momento comincia nello Zodiaco, della “Volta relativa allo Zenith”, il Tempo della “Piramide Inversa”, in cui la Vita sembra avviarsi lentamente verso il fiume Lete, per poi zampillare nuovamente dalle viscere della Terra alleggerita da quei metalli che né condizionavano forme e sostanze.
La saggezza e la scienza che operano in un Alchimista fanno sì che sia per lui fondamentale osservare il non visibile. Poiché Egli, come appartenente al rango dei Philosophi, ha coscienza che coloro che manipolano gli uomini sostengono di ri-velare la verità, ma di fatto mostrano di essa solo quella parte che risulta essere utile ai loro fini.
L’iconografia dell’Arcangelo Michele e di San Giorgio nell’Opera di Raffaello, risulta essere la perfetta chiave d’accesso al mio proponimento socratico: condurre il lettore, mediante il dialogo e l’osservazione, alla conoscenza della mia personale maya, della mia illusione di verità che a nessuno voglio imporre, ma che a tutti voglio esporre!
E quale momento temporale migliore dell’Equinozio d’Autunno per porre un seme nel fertile terreno di una mente iniziata? Infatti il perfetto equilibrio di questo istante, posto nella Volta Stellata tra la costellazione della Vergine e della Bilancia, apre le porte al Tempo della preparazione alla Morte ed alla formazione della Crisalide. I suoi aspetti profani, simbolici, allegorici ed esoterici portano tutti verso il ritirarsi dentro! Dentro casa, dentro la Caverna, dentro l’Utero della Vita, nell’Athanor del Sé.
Questo è il Tempo di formulare i progetti e predisporre le ipotesi di lavoro che saranno fecondate con la coscienza di una scelta che verrà testimoniata al Solstizio d’Inverno e che vedrà la Luce con l’avvento dell’Ariete nel Cielo dello Zenith.
È un Tempo di riflessione e di cambiamento che conduce un Iniziato ancora una volta verso il Gabinetto di Riflessione; una ciclicità che riporta in quel luogo che, ad occhi profani, sembrò un spazio cupo di cui dissero: “qui ci si dispone a morire”, ma che più oltre, per gli occhi di un Iniziato alla Scienza di Ermete, diviene un luogo in cui ricercare quanto è stato nascosto dietro il velo del ri-velato!
Così diviene evidente che tutti i grandi Alchimisti, con il loro dire, hanno mostrato che nel segno della Bilancia si compie un processo alchemico nel quale, se correttamente espletato, il “Ferro” prende la guida del “Solfo” liberando il “Mercurio” e abbandonando il “Sale” dopo averlo reo Bianchissimo. Per questo Tempo la chiave offerta dall’alchimia svela che il segno della Bilancia presiede all’operazione alchemica della “Sublimazione” offuscata spesso dagli ermetisti sotto l’elocuzione di “fase delle Aquile”. La Sublimazione è quindi quella fase temporale di un processo alchemico che porta l’umido radicale, o costitutivo dinamico dell’Essere, (Solfo+Mercurio) a separarsi dalla componente fissa (Sale).
Fermi nel nostro maieutico ardire e tornando all’ Equinozio d’Autunno, alla Sublimazione Alchemica, vorremmo essere levatrici di un modo di “vedere” il Momento Equinoziale estraendolo dalla Caverna in cui è stato nascosto. Così facendo risulta evidente come da sempre gli Iniziati indichino, ma velino per proteggersi, le componenti maschili e femminili proprie dell’Unico e della Sua immagine materiale l’Uomo; ad esempio ne “Il Papiro di Leida” Filalete sceglie di rappresentare simbolicamente Solfo e Mercurio come due cani: Cane di Corascena, quel Cane Nero così ben delineato da P. Coelho ne “Il Cammino di Sant’Iago”, e Cagna di Armenia “[…] Sol e Luna si avvicinano nella forma del cane di Corascena e della cagna di Armenia […], uniscili insieme e genereranno un figlio color del cielo […]; mentre l’umido radicale che viene espresso nell’iconografia Christiano/Catholica è ben ri-velato dal Flamel, ne “Il Sommario filosofico”, come un drago senza ali (Solfo) unito e fuso con un drago alato (Mercurio) e, a proposito dell’ umido radicale, lo stesso Flamel dice ne “Il Libro delle Figure Geroglifiche” che: “[…]solfo e mercurio sono i due serpenti che si avvolgono attorno alla verga di Hermes e che danno al Dio la capacità di trasfigurarsi e mutarsi a suo piacimento” […]; impossibile non notare che anche il Guénon ne “L’Uomo e il suo divenire secondo il Vedanta” identifica questi due serpenti con le due forze polari ancestrali che fuoriescono da Kundalini, Ida e Pingala, e che dopo un percorso di conoscenza e consapevolezza chiudono con Essa il Triangolo dell’Uomo aprendone la Coscienza individuale.
Senza soffermarci su come si arrivi a ciò osserviamo come importanti alchimisti, dal gesuita Limojon de Sainct Disdier al Fumagalli, dal Pernéty al Sendivogius ri-velano con paludamenti diversi che quest’operazione deve essere ripetuta 7 volte, come d’altronde 7 volte deve ripetersi l’intera Opera per giungere alla Perfezione. Per meglio comprenderne il mistero, si deve volgere l’attenzione all’antichissima alchimia del mondo Vedico che esprime nell’incontro con 7 Vortici interiori, che un iniziato deve sfidare e sublimare, il cammino per raggiungere il massimo livello di coscienza che riporti l’Ataman dal livello in cui è precipitato, Bhurloka (locazione più bassa), a Brahamaloka, vetta in cui si era separato dal Brahaman.
Come ancora descrive il Guénon nel “L’Uomo e il suo divenire secondo il Vedanta”, Ataman (Adamo) crede di essere Ataman e crede nell’esistenza della sua realtà individuale poiché, egli vive nell’ignoranza e ha perso la coscienza universale di quando era un’unica realtà col Brahaman.
Così viene rappresentato il percorso nei racconti dell’Acheron: “[…] dall’Unico e Trino si producono Due Forze che si raccoglieranno nuovamente nell’Unità […]”! “[…] come dire che sul piano dell’evoluzione “1 = 4” ovvero la nascita dell’Opera riflette il pensiero dell’Artista, […]
[…] ma è un’Opera ancora grezza che maturerà inconsapevolmente, […] sgrossata dagli operai cui l’Artista l’affida 4,5,6. […]
[…] è un’Opera che per raggiungere il 7 della maestria deve acquisire Virtute e Cagnoscenza in modo autonomo e affrancato […]
[…] dopo aver fuso in sé stessa Madre Terra e Padre Cielo perviene all’8, […]
[…] scegliere consapevolmente di vivere un percorso che gli consentirà di divenire 9, il Giusto […]
[…] che potrà con la VII° fase, giunto al 10, produrre la propria Opera […] l’Opera e Artista coincidendo danno origine ad un nuovo Re e creano un nuovo Mondo […]le sette Aquile hanno trionfato sui sette Draghi Verdi, […] il Leone Rosso è Risorto […]
<< Invece su un piano Universale gli insegnamenti ermetici mostrano chiaramente che 4 corrisponde al I° Regno (minerale, scheletro/sale), 5 al II° Regno (vegetale, sangue-Vita/solfo), 6 al III° Regno (animale cui appartiene anche la specie Homo Sapiens, movimento/animazione-Anima/mercurio) e 7 al IV° Regno (Uomo Affrancato/Libero dai condizionamenti naturali del III° Regno)! Come dire che per il divenire di Gaia, Colei che sorse dal Chaos, non solo la strada sarà ancora lunga, ma, forse, su un livello di coscienza ancora diverso, incomprensibile a noi come “probabilmente” è incomprensibile la Philosophia di Platone ad una specie animale anche se Sapiens. Ah Maya cosa mi fai dire! >> [N.d.A. ]
Michael Mayer nell’emblema 37° de “Atalanta Fugiens” dice: “[…]dopo l’acqua fetida viene il Leone Verde […]” che evidenzia come la comparsa del Leone Verde sia preceduta da una forma di morte, putrefazione e liquefazione della materia, da cui si ottiene una specie di “acqua fetida” che se non controllata sublimi autonomamente in solfo verde e non rosso; nel “Symbola auree mensae” lo stesso Mayer scrive: “[…] nella nostra opera non entra alcun corpo impuro, eccetto uno che i Filosofi chiamano Leone Verde[…]” e il Cosmopolita ne “Il Nuovo Lume Chimico” dà un’interpretazione che appare come la congiunzione tra l’Alchimia Vedica e quella Occidentale consegnando un’altra chiave di lettura: “[…]soltanto il Leone Verde può aprire e chiudere i sette sigilli dei sette spiriti metallici e tormenta i corpi finché non li abbia nuovamente perfezionati, a prezzo di una lunga e perseverante pazienza dell’iniziato[…]”.
Diviene così comprensibile come sia necessario che l’Aquila, la Volontà Ferrea, per 7 volte debba “uccidere” il Drago o Leone Verde “fuoco interiore impuro” affinché possa nascere il Leone Rosso “fuoco interiore puro” come simbolo della capacità della stessa Opera di portarsi a perfezionamento; tant’è che solo questo Fuoco può consentire l’ultima e definitiva fase della doratura, mitico tesoro dell’El Dorado, che non può essere applicata al mercurio volgare, ma è possibile solo a quella “fanciulla”, a quel Drago alato, simbolo iconografico ermetico del Mercurio dei Philosophi, spesso espresso allegoricamente anche come Colomba.
Un Iniziato accoglie la percezione della corrente alchemica che scorre in questo momento temporale e l’alimenta con la propria Ferrea Volontà per onorare l’equilibrio dello Spirito dell’Autunno, quell’Arcangelo Solare che viene rappresentato da San Michele Arcangelo, quel Portare di Luce, quel “Luci-fero”, quel Tedoforo inviato a rischiarare la Via del VITRIOL nel Regno dell’Uomo, che diviene espressione della Volontà nella lotta Non Manifesta dell’Unità con il proprio “fuoco verde”.
Per aiutare ancor più coloro i quali provano a osservare con occhi liberi, ecco che Raffaello Sanzio affianca San Giorgio a San Michele Arcangelo per mostrare le differenze che sussistono tra il combattimento Non Manifesto e il combattimento nel IV° Regno della Manifestazione, per sottolineare che nei Regni del dualismo si debba soggiogare in primis il proprio Minotauro, ovvero quella bestialità inconsapevole legata con le catene del Regno Animale, che impedisce all’essere umano di affrontare i sette “Guardiani” della porta che separa il III° dal IV° Regno: ovvero i 7 Draghi Verdi o Leoni Verdi del Sendivogius, del Cosmopolita, del Guenon, ecc.
Quindi per penetrare sempre più l’allegoria dell’Urbinate e differenziare le Acque alte dalle Acque basse, il Cielo dalla Terra, l’esoterico dall’exoterico, risulta evidente come nella rappresentazione della lotta di San Michele Arcangelo, appiedato e “alato”, non sia presente la fanciulla a significare che non sussiste una dualità manifesta, ma che è l’Androgino a ricercare in sé stesso il proprio equilibrio, infatti Michele è posto da Raffaello su un livello di coscienza di Sé che lo fa essere contemporaneamente Drago Alato e Drago senza ali. Dice sempre il Flamel, ne “Il Sommario filosofico”, che un drago senza ali (Solfo) dev’essere fissato e amalgamato da un drago alato (Mercurio), per raggiungere il fervore vitale necessario per l’inizio dell’Opera Alchemica. Così Michele diviene perfetta allegoria di colui che compresa la propria natura posseduta dai Vizi cerca con la Forza della Volontà di sublimarli in Virtù.
La Vergine Fanciulla, che è invece ben evidente nello scontro tra il Centauro Giorgio e il Drago, è allegoria delle scelte e del combattimento del “Giusto”, essendo la di Lei liberazione il fine ultimo del tenzone interiore sviluppatosi in Michele. Ella è espressione della dualità della Manifestazione in cui il combattimento è rivolto alla “fusione”, al ritrovare l’equilibrio tra opposti palesi. Battaglia molto diversa dalla prova di Michele che combatte per evitare la “scissione” nel profondo del Sé. Il concetto espresso dalla corrispondenza, seppur nella difformità, di questi dipinti risiede nella consecutio delle azioni dell’Unità che prima deve trionfare su e in Sé stessa, Michele, per poi trasferire e rendere disponibili al mondo profano le sue capacità di scelte giuste, Giorgio.
Per entrambi gli Eroi esiste comunque una potenza comune nel loro esistere che gli alchimisti identificano nella “seduzione attrattiva tra opposti” che mostra come entrambi rappresentino la medesima Unità a diversi stadi di evoluzione: Michele è colui che lottando con se stesso e superando la prova raggiunge il livello successivo di Eroe, di Paladino, Giorgio, che confrontandosi in modo Giusto con la barbarie della specie homo la sostiene nella sua evoluzione!
Concretizzando connessioni che i miti realizzano, si nota come appunto Giorgio sia a cavallo e come l’uomo cavallo, il Centauro non sia altro che l’evoluzione stessa del Minotauro la cui testa di toro su corpo umano soggioga l’Essere ad attitudini bestiali che lo portano a distruggere, seppur senza colpa, la “Bellezza”. Infatti la corruzione del Minotauro appartiene al Regno Animale, casta di Manifestazione che non è capace di distinguere il Bello dal Mostruoso, la Virtù dal Vizio, viceversa il Cavaliere mostra di poter controllare la Forza Naturale (drago verde) a sua disposizione per averla sublimata in Fuoco Puro (drago rosso) e la direziona verso il rivelare il proprio controllo sugli gli impulsi prorompenti dal III° Regno.
Così facendo il Cavaliere, il Paladino, fa di Sé un Manifesto che indica la Via verso la Liberazione dall’ignoranza taurina. Così Giorgio è un Centauro che usa il Ferro dell’Equinozio d’Autunno non per distruggere il Drago, come vorrebbe far credere uno scellerato insieme di mistificatori delle verità ri-velate, ma per asservirlo alla propria volontà! Generando con questo ritrovato equilibrio un’esplosione di energia, un’annichilazione, per usare termini della fisica moderna, data dalla fusione dei due Draghi e non l’annullamento energetico dell’esistenza del vizio con la prevaricazione su di esso della virtù, generando, come si potrebbe dire con sensatezza profana, un nuovo disequilibrio nello spostare il peso da un piatto all’altro della bilancia.
E non è un caso che la liberazione della “bellezza acerba”, di quella Fanciulla posta in apparenza in secondo piano da Raffaello nel quadro che raffigura San Giorgio, coincida con l’inizio di un altro mito espresso con un perfetto simbolismo alchemico dal Botticelli nella “Nascita di Venere”: Venere/Afrodite nasce infatti nelle Acque Alte del Cielo della Bilancia come Femminile Acerbo, e come fanciulla all’oscuro delle ambivalenze del Mondo Manifesto si propone nelle Acque Basse con la sua “innocente ignoranza” e in esse è quindi vessata da e per il suo “splendore”. Una “Attrattiva Impreparata” che però un percorso di 12 leggendarie fatiche, intessuto a quello del reggitore dell’altra Colonna, la porterà a divenire “Bellezza Affrancata” dai condizionamenti dei Vizi e a trasmutare il suo stato di posseduta in Libertà, raggiungendo il Cielo Azzurro dell’Olimpo nel Segno della Vergine. Ovvero dopo aver percorso lo Zodiaco la Bellezza Incarnata si trova ad essere trasportata non più da una conchiglia, ma da una nuvola, tra quegli esseri il cui rango è originato dalla Libertà conquistata che è manifesta come segno di purezza nella rigenerazione della Fenice; stato in cui Divino, Femminile e Maschile coesistendo generano quel Trinomio del quale conoscenza e coscienza sono necessarie affinché le porte del IV° Regno si aprano all’Uomo.
Nel concludere ci permettiamo di osservare che gli Equinozi sono i “Cardini” su cui ruota la porta che Kronos apre e chiude per scandire il Tempo Relativo dell’Anno, della Vita, delle Ere!
Giorgio Silvestri

Leave a Reply

Your email address will not be published.